Roberto Balbino
IT7 min di lettura

STRETTO DI HORMUZ: IL FALLIMENTO DI UN SISTEMA CREATO DALLA GUERRA — DA OLTRE 130 NAVI AL GIORNO A UNA MANCIATA DI TRANSITI

Come la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran ha trasformato il principale corridoio energetico del mondo in una crisi commerciale globale

Opinione personale basata su dati pubblici e fonti internazionali.

Lo Stretto di Hormuz è diventato uno dei simboli delle conseguenze economiche della guerra iniziata il 28 febbraio 2026 con gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran.

Prima del conflitto era una delle arterie commerciali più trafficate del pianeta. Oggi il traffico è ridotto a una frazione dei livelli precedenti, mentre petrolio, gas naturale liquefatto, fertilizzanti, prodotti petrolchimici e trasporto marittimo hanno subito forti shock di prezzo.

Non è soltanto un problema logistico o militare: è il fallimento di un sistema che ha reso una delle principali arterie energetiche mondiali dipendente da un unico passaggio, esposto a guerra, ricatto e paralisi commerciale.

1. Da oltre 130 navi al giorno a una manciata di transiti

Prima del conflitto, attraverso Hormuz transitavano oltre 130 navi commerciali al giorno, secondo i dati citati da Reuters.

Ad agosto 2026 la situazione era radicalmente diversa. Il 16 agosto soltanto cinque navi commerciali avevano attraversato lo Stretto nella giornata di sabato e nessuna la domenica. Il 21 agosto i transiti erano stati sette; nessuna delle navi registrate era una grande petroliera VLCC o una metaniera LNG. (Reuters⁠; Reuters⁠)

Il traffico è quindi passato da oltre 130 navi al giorno a una cifra compresa, nella fase più critica, tra cinque e undici transiti quotidiani.

Il crollo riguarda anche i volumi energetici. Secondo l’Energy Information Administration, il flusso di petrolio è passato da 20,9 milioni di barili al giorno nel primo trimestre 2025 a 4,9 milioni nel secondo trimestre 2026: una riduzione di circa il 77%. (EIA⁠)

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