Roberto Balbino
IT8 min di lettura

PERCHÉ IN ITALIA CHI PUÒ, SPESSO, NON PAGA LE TASSE?

Cultura dell’evasione, controlli insufficienti, tecnologia e soprattutto incentivi politici

Opinione personale basata su dati pubblici e fonti italiane e internazionali.

Dire che gli italiani siano “il popolo più evasore del mondo” sarebbe una semplificazione.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato negare che l’Italia abbia un problema serio di evasione fiscale.

Nel 2023 il VAT gap italiano, cioè la differenza tra l’IVA teoricamente dovuta e quella effettivamente incassata, è stato stimato dalla Commissione europea in circa 25 miliardi di euro, pari al 15% dell’IVA teoricamente dovuta. La media europea era del 9,5%.

La domanda interessante, però, è un’altra.

Perché un Paese che oggi dispone di fatturazione elettronica, pagamenti digitali, enormi banche dati e dichiarazioni precompilate continua ad avere un livello di evasione così elevato?

La risposta non è soltanto culturale.

È economica, tecnologica e soprattutto politica.

L’evasione come comportamento socialmente tollerato

In Italia esiste una lunga tradizione nella quale l’evasione fiscale viene talvolta considerata non come un danno alla collettività, ma come una forma di autodifesa.

“Pago già troppe tasse.”

“Lo Stato spreca i miei soldi.”

“Se non lo faccio io, lo farà qualcun altro.”

Questo tipo di ragionamento produce un effetto estremamente pericoloso.

L’evasione di qualcuno diventa una tassa aggiuntiva per qualcun altro.

Il dipendente normalmente non può decidere quanto del proprio stipendio dichiarare: il reddito viene comunicato dal datore di lavoro e la tassazione viene effettuata alla fonte.

Per alcune attività autonome, professionali o commerciali, invece, il reddito può essere molto più difficile da osservare.

Questa differenza crea una percezione di ingiustizia.

E quando il cittadino che paga tutto vede altri che riescono a pagare meno, la fiducia nel sistema fiscale diminuisce.

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