Roberto Balbino
IT9 min di lettura

Italia, quasi quattro anni di Governo Meloni: più stabilità, ma la trasformazione promessa non è arrivata

Inflazione e conti pubblici sono migliorati, ma la crescita resta debole. E le grandi riforme politiche promesse nel 2022 sono rimaste incomplete, ridimensionate o respinte

Quando Giorgia Meloni arrivò a Palazzo Chigi nell’ottobre 2022, non si presentò semplicemente come il nuovo Presidente del Consiglio.

Si presentò come la leader di un progetto di trasformazione dell’Italia.

La promessa non riguardava soltanto la gestione dell’economia.

Riguardava il modo stesso di governare il Paese: maggiore stabilità dell’esecutivo, premierato, autonomia differenziata, separazione delle carriere nella magistratura, riforma fiscale, semplificazione dello Stato e una nuova fase di crescita economica.

Quasi quattro anni dopo, il bilancio è più complesso.

L’Italia è certamente più stabile sotto alcuni importanti aspetti macroeconomici.

Ma la grande trasformazione politica e istituzionale promessa agli elettori nel 2022 non si è ancora concretizzata.

E questo diventa particolarmente evidente confrontando ciò che il Governo aveva promesso con ciò che oggi è effettivamente realtà.

L’economia: il confronto con il 2022

Quando Meloni entrò in carica, l’Italia era nel pieno dello shock energetico provocato dalla guerra in Ucraina.

Nell’ottobre 2022 l’inflazione aveva raggiunto l’11,8%.

Il PIL, però, cresceva ancora rapidamente: nel 2022 l’economia italiana aumentò del 3,7% in termini reali.

Il deficit pubblico era pari all’8% del PIL e il rapporto debito/PIL era intorno al 144%.

Quasi quattro anni dopo, il quadro è profondamente diverso.

L’inflazione è tornata su livelli molto più contenuti.

Il deficit è sceso intorno al 3%.

L’occupazione è aumentata.

La disoccupazione è diminuita.

Ma il PIL è passato dalla crescita del 3,7% del 2022 a una crescita soltanto dello 0,5% nel 2025, con una previsione analoga per il 2026.

La Commissione europea prevede infatti per l’Italia una crescita dello 0,5% nel 2026 e dello 0,6% nel 2027, mentre il rapporto debito/PIL dovrebbe risalire dal 137,1% del 2025 al 138,5% nel 2026 e al 139,2% nel 2027. (Confesercenti Nazionale⁠)

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